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Categoria: Approfondimenti sui Funghi

Agaricus augustus Fr. (1838)

È una delle poche specie fungine appartenenti al genere Agaricus a crescita, anche se non esclusiva, boschiva. Per le particolari caratteristiche morfologico-strutturali, risulta facilmente determinabile anche dai meno esperti.

Genere Agaricus L. nom. sanct.

Sp. pl. 2: 1171 (1753)

Autore sanzionante: Fries, Syst. mycol. 1: lvi, 8 (1821)

Tratto da Miceli, 2021 (XXXIX): 68-76

Al genere appartengono basidiomi con crescita terricola o, in pochi casi, fimicola ma mai lignicola [Cappelli, 1984], di piccole, medie e grandi dimensioni, generalmente carnosi, con tipica nutrizione saprotrofica anche se le specie crescenti in prossimità degli alberi lasciano pensare ad una probabile forma di nutrizione micorrizica [La Chiusa, 2013]. In merito è opportuno precisare che alcuni micologi considerano le varie specie appartenenti al genere quali simbionti con piante erbacee. Tutte le specie appartenenti al genere hanno uno sviluppo bivelangiocarpico, ovvero risultano ricoperti, specialmente nella fase iniziale di crescita, da due veli: uno detto generale che avvolge l’intero carpoforo, l’altro detto parziale che ricopre l’imenio, parte fertile del fungo, anche se entrambi i veli, specialmente quello generale, possono essere poco persistenti e molto fugaci tanto da non lasciare alcuna traccia a maturazione dello sporoforo. [Galli, 2004].

I carpofori si presentano carnosi, eterogenei (quando presentano struttura molecolare diversa tra cappello e gambo e, di conseguenza, sono facilmente separabili l’uno dall’altro), con imenoforo (parte fertile del fungo ove maturano le spore) a lamelle non asportabili; con residui del velo generale presenti solo in alcune specie con resti alla base del gambo sotto forma di placche o fiocchi; mentre i resti del velo parziale sono sempre presenti in tutte le specie sotto forma di anello semplice o doppio [Boccardo ed altri, 2013].

Il genere Agaricus risulta facilmente identificabile dal semplice esame delle caratteristiche morfologiche. L’elemento maggiormente caratterizzante è costituito dal colore delle lamelle che, a seconda delle varie specie, varia dal grigio-biancastro al rosa-grigiastro, al rosa-beige, al rosa chiaro nei primi stadi di sviluppo dei carpofori per divenire, con l’avanzare della maturazione, sempre più scuro verso tonalità rosa-rossastre, rosa-brunastre, bruno, fino al bruno-porpora o bruno-nerastro negli esemplari in avanzato stato di maturazione. Il colore delle lamelle è conseguenziale al colore delle spore che maturando assumono tonalità sempre più scure con chiara identificazione di carpofori appartenenti al gruppo dei funghi iantinosporei, ovvero con spore di colore bruno-porpora.

É possibile pervenire alla determinazione delle singole specie osservando, nelle varie combinazioni, i caratteri macroscopici dei singoli carpofori quali, ad esempio, la conformazione dei residui velari, in particolare la posizione e la forma dell’anello (supero, infero, semplice, doppio, a ruota dentata ecc.), la desquamazione della superficie del cappello, il viraggio della superficie per sfregamento, il colore della carne al taglio [Cappelli, 2010]. É importante fare riferimento, sempre ai fini della determinazione della specie, anche ai caratteri organolettici, in particolare all’odore. In generale un intenso viraggio al giallo, conseguente allo strofinio delle superfici o al taglio della carne concentrato nella parte bassa del gambo, unitamente ad un apprezzabile odore di iodoformio o di fenolo (inchiostro, inchiostro di china), è identificativo di specie tossiche causa di sindrome gastroenterica, quindi non utilizzabili per il consumo; mentre un piacevole odore di anice o di mandorle è identificativo di specie commestibili. Preferiamo, ritenendo che l’argomento sia molto vasto e, di conseguenza, poco agevole da trattare nelle poche righe di una “Riflessione Micologica”, invitare il lettore al suo approfondimento consultando i testi e, in particolare, le monografie indicate nella bibliografia a corredo [Miceli, 2021].

Le numerose specie appartenenti al genere, la cui specie tipo è Agaricus campestris, sono caratterizzate dai seguenti elementi morfologio-strutturali:

Cappello: da piccole a medio, grandi dimensioni, più o meno carnoso, inizialmente emisferico poi, verso la maturazione, convesso e, infine, appianato, a volte con umbone centrale. Superficie con colorazioni variabile dal bianco-biancastro al giallastro, ocra, grigiastro, fino al brunastro, inizialmente uniforme poi, verso la maturazione, anche se non sempre, dissociata in fibrille o squamette fibrillose. Ingiallente per sfregamento o immutabile.

Imenoforo: a lamelle sottili, fitte, intervallate a lamellule, libere al gambo. Inizialmente di colore rosato o grigiastro, a volte molto chiaro e tendente al bianco poi, a maturazione, bruno-porpora sempre più scuro fino a quasi nero. La mutazione della colorazione è dovuta alla progressiva maturazione delle spore che assumono, maturando, colorazione sempre più intensa [Cappelli, 1984].

Gambo: centrale, diritto, a volte ricurvo, cilindrico o clavato, spesso con base bulbosa, bianco, biancastro o tendente al nocciola chiaro, ingiallente, arrossante o immutabile per sfregamento. Caratterizzato dalla costante presenza di residui del velo parziale sotto forma di anello supero o infero, semplice o doppio. Raramente presenti, alla base, residui del velo generale sotto forma di pseudo-volva.

Carne: bianca, caratteristicamente virante al taglio, per autossidazione, verso colorazioni rossastre o giallastre più o meno intense e marcate a seconda della specie di appartenenza. Odore variabile a seconda della specie, a volte di anice o mandorle amare, a volte di fenolo, inchiostro di china o iodoformio.

Habitat: tipicamente terricolo, predilige prati, campi, pascoli, parchi, giardini, serre, terreni molto concimati e ricchi di humus. Alcune specie si riproducono facilmente anche in ambiente boschivo.

Commestibilità: al genere appartengono specie di buona commestibilità e altre che possono risultare tossiche. Alcune specie si prestano ottimamente alla coltivazione e trovano larga diffusione commerciale in tutto il mondo.

Suddivisione del genere Agaricus

É ovvio, come normalmente avviene in ambito micologico, che anche il genere Agaricus abbia subito, nel tempo, numerose suddivisioni che, secondo i diversi punti di vista degli autori proponenti, hanno assunto una strutturazione sistematica molto varia e differente. Tra gli autori che hanno lascito il proprio contributo, come riportato da Cappelli (1984) e Galli (2004), citiamo: Alfred Möller (1950-1952), Albert Pilàt (1951), Paul Konrad e René Maublanc (1952), Robert Kühner e Henri Romagnesi (1953) Henri Essette (1964), Meinhard Moser (1967-1983), Rolf Singer (1975), Paul Heinemann (1978), Salomon P. Wasser (1980) [Cappelli, 1984; Galli, 2004] e ancora, come continua Galli (2004), David Pegler (1983), Alberto Cappelli (1984), Marcel Bon (1985) e altri ancora fino a Marijke M. Nauta (2002) che hanno inteso dare, questi ultimi, una impostazione più moderna con la creazione di nuove Sezioni, sottosezioni e nuovi taxa [Galli, 2004]. Non vogliamo, essendo la nostra “Riflessione Micologica” di natura prettamente divulgativa, entrare nel merito della questione e rimandiamo, per eventuali approfondimenti, i nostri lettori ad un testo monografico tra quelli da noi citati. Non possiamo, però, anche per completezza informativa, esimerci dal dare una indicazione di massima al fine di meglio orientare i lettori: il genere Agaricus, relativamente alle sole specie crescenti in ambiente mediterraneo, facendo riferimento alla suddivisione adottata da Cappelli (1984) e Galli (2004) che riteniamo possa essere di facile comprensione e applicata praticamente anche dai ricercatori meno esperti, viene solitamente suddiviso in:

[Sinonimo: Rubescentes Möller]

ospita sporofori arrossanti sia al taglio sia allo sfregamento superficiale con odore fungino, gradevole, oppure sgradevole, come di acqua salmastra, pesce in salamoia o di urina, mai di anice, mandorle, fenolo, inchiostro o iodio [Galli, 2004]. Il sottogenere viene, a sua volta, diviso nelle seguenti sezioni: Bitorques (Kühner et Romagnesi) Bon et Cappelli, Agaricus (L.) Karsten, Sanguinolenti (Möller et Schäffer) Singer [Cappelli, 1984; Galli, 2004].

[Sinonimo: Flavescentes Möller et Schäffer]

Ospita sporofori ingiallenti tanto al taglio quanto allo sfregamento superficiale, caratterizzati da tipico odore gradevole: anice, mandorle amare, amaretto o tipicamente sgradevole come di fenolo, inchiostro o iodio [Galli, 2004]. Il sottogenere viene, a sua volta, diviso nelle seguenti sezioni: Minores Fries, Arvenses Konrad et Maublank, Xanthodermatei Singer, [Cappelli, 1984; Galli, 2004], Intermedii Galli [Galli, 2004].

In merito alle specie inserite nelle singole sezioni e alle loro caratteristiche morfologiche, come già in precedenza consigliato, rimandiamo il lettore alla consultazione di un testo monografico specifico.

Agaricus augustus Fr.

Epicr. syst. mycol. (Upsaliae): 212 (1838)

Accentazione: Agáricus augùstus

Etimologia: Agaricus dal greco agarikòn = campestre con riferimento alla tipica crescita su prati e campi e pascoli ricchi di humus;

augustus dal latino aug─Ľo (ingrandire, prosperare, innalzare, accrescere) con espresso riferimento al portamento nobile, elevato, maestoso e alle dimensioni dei singoli esemplari.

Posizione sistematica: classe Basidiomycetes, ordine Agaricales, famiglia Agaricaceae, genere Agaricus, sottogenere Flavoagaricus, sezione Arvenses

Principali sinonimi: Psalliota augusta (Fr.) Quelet (1872); Pratella augusta (Fr.) Gillet (1878); Orcella augusta (Fr.) Kuntze (1891); Fungus augustus (Fr.) Kuntze (1898); Agaricus perrarus Schulzer (1879); Psalliota perrara (Schulzer) Bres. (1887); Agaricus peronatus Massee (1892); Fungus peronatus Kuntze (1898).

GAgaricus Augustus 04

 

Foto 01 Agaricus augustus

 

Foto 02 Agaricus augustus

 

Foto 03 Agaricus augustus

 

Foto 04 Agaricus augustus

 

Foto 05 Agaricus augustus

 

Foto 06 Agaricus augustus

 

 

Descrizione macroscopica

Cappello di medio-grandi dimensioni, può raggiungere anche i 30 cm di diametro [Oppicelli, 2020: Della Maggiora & Pera, 2021], inizialmente globoso-emisferico o tronco-emisferico, poi, verso la maturazione, convesso ed infine disteso; margine a lungo involuto e appendicolato per la presenza di residui biancastri del velo parziale; cuticola liscia nella zona centrale, dissociata, nella verso il margine, in numerose squame colore ocra-brunastro o bruno-rossiccio su fondo crema che assume colorazioni gialle più o meno intense allo sfregamento. Imenoforo a lamelle libere, fitte, strette, inizialmente molto chiare, a lungo biancastre, poi crema-grigiastre, rosate e infine bruno-cioccolato, bruno-nerastre con filo più chiaro. Gambo centrale, cilindrico, claviforme con bulbo basale, inizialmente pieno e robusto, poi, verso la maturazione, midolloso (quando all’interno presenta consistenza spugnosa, molliccia), bianco, ingiallente allo sfregamento e ricoperto da piccole squame di colore biancastro, brunastre con l’età, nella zona centrale, liscio e di colore rosato nella parte superiore nella zona sovrastante l’anello. Anello supero (quando si forma iniziando dalla alta del gambo e va allargandosi verso il basso), ampio, persistente, liscio nella pagina superiore, fioccoso per la presenza di squame lanose, brunastre, nella pagina inferiore. Carne bianca, con leggere tonalità salmone, brunastra alla base. Odore di mandorle amare, sapore dolce.

Habitat: tipicamente nei boschi di latifoglie e di aghifoglie, ma anche nei prati e nei pascoli, sia in primavera che in autunno. Specie non molto frequente.

Commestibilità: specie commestibile.

Caratteri differenziali

Si presta ad una facile determinazione per la taglia robusta caratterizzata dalla presenza di numerose squamette di colore ocra-brunastro sul cappello; per il gambo ricoperto da squamule; per la presenza di un evidente e largo anello; per il forte odore di mandorle amare.

Specie simili

Differisce per le dimensioni generalmente minori; per il gambo pruinoso e privo di squamule fioccose; per i caratteri miscroscopici.

Molto simile, sia per la presenza di squamule brunastre sul cappello, sia per la crescita boschiva. Differisce per la taglia più esile e per la carne fortemente arrossante.

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Foto: Angelo Miceli

Tavole micologiche: Gianbattista Bertelli, gentilmente concesse dal figlio Aldo.

Bibliografia citata

Sitografia

Bibliografia di approfondimento